PRESENTAZIONE

 

L’arte “optical” privilegia un approccio basato su una componente razionale e sul coinvolgimento del pubblico. Ciò che conta è l’effetto di movimento che risulta dalla relazione tra gli elementi compositivi del quadro e la posizione di chi guarda. Di conseguenza lo spettatore è sempre inteso come partecipante imprescindibile; è il suo coinvolgimento a rendere l’opera attiva, che si tratti di un movimento reale o dell’illusione che si produce nel momento della percezione. Basate su precisi codici visivi, le composizioni di forme elementari che la Op Art predilige suggeriscono infatti effetti ottici come vibrazioni cangianti, senso di instabilità e tridimensionalità. Il tutto va a comporre quadri che, rispondendo ai meccanismi dell’occhio, finiscono per sembrare animati da un dinamismo interno.
La mia esclusiva e personale tecnica, affinata in 40 anni di approfondite sperimentazioni e che ha come “base imprescindibile” lo specchio, regala all’osservatore attento un mondo in continuo divenire e una “personalizzazione” dell’opera che muta con il cambiare dell’osservatore-fruitore che, immancabilmente, vi viene rispecchiato. Chi guarda il quadro può mettere “a fuoco” la propria immagine e l’ambiente che vi viene riflesso oppure annullare l’effetto-specchio concentrando la propria attenzione esclusivamente sulla parte strutturale dell’opera. Oltre allo specchio, varie stratificazioni di vetro e altri materiali opportunamente impiegati e distanziati tra loro, creano, per l’osservatore in movimento, un lieve effetto cinetico, caratteristica questa di tutta la “Optical Art”. Le cornici, da me progettate e personalmente costruite, sono parte integrante dell’opera e risultano indispensabili per l’assemblaggio di tutti i materiali che formano il quadro.
Le mie opere non sono fotograficamente riproducibili in modo corretto, in quanto lo specchio riflette l’ambiente, il fotografo e le persone che al "momento" dello scatto sono presenti. Pertanto, ho deciso di rappresentare nelle foto le superfici trattate a specchio con un colore che può variare tra il grigio e il nero, lasciando così all'osservatore e fruitore dell'opera la scoperta della sua vera essenza...
Da ormai più di 20 anni mi dedico anche ad un genere di “scultura ad assetto variabile” del tutto fuori dagli schemi classici. Assemblo, su basi marmoree e metalliche opportunamente predisposte, lastre di cristallo colorato o di metallo che, una volta sagomate e posizionate, possono essere manipolate dal fruitore. In questo modo chiunque può, in maniera “guidata” e controllata, intervenire sull’opera, modificandola a suo piacimento.
Ho anche utilizzato la tecnica della serigrafia e dell’incisione per realizzare grafiche in bassa tiratura e gioielli in esemplare unico.
Il grande Victor Vasarely usava dire: “L’artista non ha che una scelta giusta: annullarsi come persona a favore della sua opera e offrirla con amore all’umanità astratta”. (Claudio Sivini - 22 febbraio 2008)